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AELLE HIP HOP MAGAZINE, LA STORIA

Paola ZKR Zukar e Claudio SID Brignole nella prima redazione di Aelle nei vicoli di Genova, seconda metà degli anni ’90.

LA STORIA

Tutto cominciò a Genova nel 1991, dove un ragazzo con la passione per l’Hip Hop, fresco di diploma di graphic designer (all’anagrafe Claudio Brignole, ma per tutti semplicemente Sid), cominciò ad assemblare una fanzine partendo da una manciata di fogli fotocopiati: la battezzò Alleanza Latina. Perché questo strano nome? L’anno prima, nel 1990, Sid aveva conosciuto kid Frost (al Palladium di Vicenza), rapper di Los Angeles che aveva fondato la “Latin Alliance”. Una crew che faceva della cultura chicana la sua differenziazione, rappando anche in spagnolo oltre che in inglese (La Raza!). Siccome all’epoca era la cosa più vicina a una via “italiana” all’Hip Hop, Sid pensò potesse essere una buona idea creare una versione locale traducendo quindi il nome. Peccato che la connessione con la Latin Alliance di LA non partì mai, forse la lettera scritta (a mano) non arrivò a Kid Frost o semplicemente la ignorò 🙁

Distribuita in poche decine di copie ai concerti e nei negozi di dischi, Alleanza Latina finì tra le mani di un’altra giovanissima appassionata genovese di Hip Hop (all’anagrafe Paola Zukar, ma per tutti semplicemente ZKR), che lo rintracciò e si offrì di aiutarlo. Iniziò così la lunga avventura di AL Magazine (da Alleanza Latina ad Aelle fino al cambio in AL dopo che la rivista Elle si lamentò del nome troppo simile), che nel giro di pochi anni, grazie all’entusiasmo e alla visionarietà dei suoi ideatori, ottenne una distribuzione nazionale e divenne un mensile disponibile in tutte le edicole d’Italia. Vero e proprio fulcro della scena in un’epoca in cui Internet era ai suoi arbori, raccolse attorno a sé una vasta comunità di persone che la utilizzavano come fonte di notizie e approfondimenti, canale promozionale, mercatino, luogo d’incontro e di discussione. La rivista, che ormai si era guadagnata una reputazione anche all’estero, chiuse i battenti nel 2001, a causa della prima grande crisi dell’Hip Hop italiano, ma è ancora molto rimpianta da una larghissima fetta di pubblico. Perfino da chi anagraficamente non ha mai avuto l’età per comprarla quando ancora esisteva.

IL CREDO DI AL MAGAZINE

Presente su tutti i numeri delle rivista per sottolineare alcuni fatti che ora sarebbero abbastanza scontati, tipo avere un profitto per il proprio lavoro ma che all’epoca non lo erano affatto! La mentalità dell’epoca era che bisognava essere “veri” e quindi per il fatto che la rivista avesse pagine di pubblicità veniva considerata “commerciale”. Modo di pensare che ha collaborato a chiudere la prima fase dell’Hip Hop che poi si è rigenerato in una forma diversa. Dagli anni ’10 l’aspetto commerciale è diventato il principale e la cultura Hip Hop secondaria o totalmente assente e ignorata.

AL Magazine, è un periodico indipendente, libero nelle scelte e nei contenuti. Non ha influenze di tipo politico, ideologico o commerciale. La AL Prod, la sua casa editrice, è un soggetto che  accetta la logica del mercato e della concorrenza, che intende produrre un profitto per le sue attività per retribuire l’editore, i redattori, i collaboratori e per organizzare eventi e manifestazioni che promuovano la cultura Hip Hop. Non intende pubblicizzare e parlare di prodotti discografici che non rientrano nella cultura Hip Hop o che la offendono rubandone l’aspetto per fini solo commerciali. Non intende pubblicizzare prodotti come l’alcool e le sigarette e non intende parlare positivamente, nelle parti redazionali, di qualsiasi tipo di droga. Non intende incitare i lettori a fare e provocare qualsiasi tipo di violenza, verbale e fisica ma vuole collaborare per instaurare un dialogo per qualsiasi controversia. Non intende incitare il fenomeno dell’aerosol art illegale ma si limita a mostrare, senza commento editoriale, un’espressione artistica esistente indipendentemente dalla presentazione o meno in questa testata. Non intende limitare la libertà di scrivere dei collaboratori, anche se sono in contrasto con l’opinione dell’editore con l’esclusione dei punti della linea editoriale sopradescritta che i collaboratori accettano come propri prima di scrivere sulle pagine della rivista.

I RICORDI DEI NOSTRI LETTORI

Ognuno dei lettori di AELLE Magazine ha uno o più ricordi legati direttamente o indirettamente alla rivista. Alcuni ricordano che dovevano fare un’ora di percorso per trovare la loro copia, altri hanno incontrato amici che poi sono rimasti tali per la vita grazie al modo “primitivo” di mettersi in contatto tramite la rivista. Mandaci per email la tua testimonianza, verrà pubblicata qui sotto. Se vuoi contattarci puoi scriverci una email a questo indirizzo: aelle@brignole.ch
Ti preghiamo di non contattarci via DM, non garantiamo risposta.

moder_gloryhole
Ancora torno a sfogliare quelle pagine i report delle jam ero un bimbo e sognavo di essere a quelle serate.

Ugo Sartor
Abitavo a Milano ma era comunque dura trovare Aelle in edicola così decisi di abbonarmi.Tutto meraviglioso se non che spesso la rivista arrivava quando gli eventi (live, incontri ecc. ecc.) erano già stati fatti.Aelle era il mio internet.Nostalgia? Certo, ma, lo dico da over50, meglio oggi!Sorry Sid, non per la qualità ma il mondo è cambiato da allora.Grazie di tutto man!

antonio_gerri
Mamma mia che splendidi ricordi, ne conservo gran parte dei numeri con orgoglio????????

marco_tanca
Per quelli che come me si sono avvicinati all’Hip Hop durante gli anni ‘90, Aelle ha rappresentato una finestra importantissima su questa cultura. L’aneddoto che ricordo con maggior piacere è quando pubblicaste un mio disegno nella pagina della posta (n.41)! ✨

tino_vese
Abbonamento annuale fisso!!! E le attese spasmodiche aspettando di trovare nella cassetta della posta il nuovo numero!!! ❤️

damianostingone
Catania 1998. Andare in edicola in piazza Stesicoro ( una delle poche de non l’unica in città ad avere Aelle). Avete il numero nuovo? SI… ricordo ancora il@cuore che batte sfogliando le pagine dei graffiti . Kaf, Wany, Blef, Cento, Dafne, Dolce e Paradiso, Joyce, Sir 2, Seno e Utero…le illustrazioni di @korvo_art , la pubblicità della Broke con il @collederfomento.official , la copertina di 107 Elementi. Consumavo letteralmente le riviste a furia di riguardare. Alcune le ho smembrate e attaccate in cameretta. Quasi tutte le ho perdute… ma come dice qualcuno – “È nella Testa tutto qua tutto qua, comunque resta tutto qua tutto qua”. Solo amore!!! Grazie

livio_andrieri
Un must quando si oltrepassavano le Alpi Svizzere andare dal edicolante a chiedere – timidamente – la rivista Aelle! Uno delle poche fonti per le info sulla scena italiana. Custodisco ancora tutti i numeri in mio possesso!

Andrea Rosin
Vidi per la prima volta un Aelle alle medie che aveva comprato un ragazzo della scuola ed era il n 14. Riuscii a fare le fotocopie che ancora conservo e rimasi sbalordito dai pezzi di Eron. Corsi subito in edicola del mio paese (Mariano Comense) e fortunatamente già vendeva la rivista.. Dal n 15 in poi li comprai tutti.. Che spettacolo!! Era sempre un emozione sfogliare quelle pagine

ohmygaddo
Il mio primo Aelle fu quello con la copertina del maestro Phase 2! Fu un flash assurdo, conteneva tutto quello che desideravo e che non potevo neanche immaginare esistesse. Ascoltavo Rap già prima di comprare Aelle ma da quando ho iniziato a comprare Aelle ho ascoltato, visto, conosciuto e capito che esisteva un mondo enorme all’infuori del solito Mainstream. Le recensioni, gli annunci degli artisti che vendevano demo e mixtape, le foto dei treni e le interviste. Aelle ha contribuito tantissimo alla mia educazione culturale. Grazie e bentornati

balo.one
Correva l’anno 1996, io 16enne non avevo idea dell’esistenza di Aelle…durante una gita a Genova un ragazzo della mia scuola me lo mostra sul pullman…beh da quel giorno siamo diventati migliori amici, amicizia che dura ancora oggi. Grazie Aelle mi hai fatto scoprire artisti come Eron, Daim, Korvo, blef, Flycat, e tanti tanti altri…adesso che nel mio piccolo dipingo sono la mia ispirazione. Ah ho inviato un disegno, mai pubblicato, ma già ad arrivare a fare un disegno che secondo me poteva essere degno di quella rivista mi ha reso orgoglioso. Fino a pochi anni fa avevo tutti i numeri, da quello della gita a Genova con in copertina gli articoli 31, in un raptus di pulizie mia mamma ha deciso che dovevano essere buttati, non ho ancora perdonato. Grazie Aelle

Giovanni Pavone
Che viaggo fantastico Aelle, rimasi folgorato da un mio amico che aveva il n. 14 tra le mani, era il 1995. Corsi in edicola per acquistare la mia prima copia (arrivavano in edicola inizialmente solo 2 copie). Da lì in poi ho letto, acquistato mixtape, demo, scritto per corrispondenza e tanto altro. Insomma ho vissuto in pieno gli anni 90 . È stato fantastico, ogni tanto sfoglio la mia collezione.

Giuseppe Gatti
Per chi come me si occupa di storia dell’hip-hop da un punto di vista accademico e letterario, Aelle è una delle poche fonti che attesta la presenza della cultura hip-hop in Italia e la propensione della sua comunità verso lo studio delle quattro discipline. Screditato da alcuni e costretto a chiudere per insostenibilità economica, questa fanzine è oggi un documento prezioso per chiunque voglia ricostruire la storie delle idee dietro a questa cultura che – lo ricordo – non è solo rap ma anche tanti altri linguaggi. Chapeau!

Marco Giani
Aelle era la bibbia per chi abitava in provincia, dal 94/95 preso al footlocker. Sembrava si parlasse di marte e scoprire piano piano che era un mondo accessibile anno dopo anno. Le recensioni, i dischi, le jam, i pezzi, le 4 arti che vivevano insieme.

Gabriele Bottone
Anni 90, abitavo a Minori, costiera Amalfitana, 3500 anime. Andai da Peppeniell ò giurnalaio, il mio edicolante di fiducia, chiesi di Aelle magazine, convinto di fare una domanda retorica, sicuro di ricevere un no, invece Peppino mi sorprese e mi disse “si, ce l’ho”…Mi porse una copia di “Elle magazine” rivista di abiti da da sposa, fu così che lo mandai a funkool dicendogli “ma secondo te, a 14 anni cerco una rivista di abiti da sposa?”.Fortunatamente fu più abile l’edicola Savo di Amalfi, paese dove andavo alle scuole superiori, che me la procurò!Il fatto è che aelle era bimestrale e io me la leggevo durante la prima ora di lezione…Così, dopo circa una settimana, andavo di nuovo in edicola alla ricerca del nuovo numero…Ricordo ancora quando lessi dell’ultimo numero…fu un lutto ????In aelle non c’era la perfezione, ma d’altronde, in chi o cosa c’è? Ma aelle c’era! E ciò bastava e avanzava nell’era pre internet.Grazie di cuore SID

Dave Rebo
Unico modo a Bolzano per conoscere una cultura che in queste zone non esisteva. Aspettare con ansia ogni numero per divorarlo in poche ore. Programmare il prossimo viaggio per andare ad una jam con l’ultimo numero di Aelle per avere l’indirizzo e quaderno delle rime a portata di mano, ti guardavi attorno alla ricerca di graffiti sugli altri treni. Più ti avvicinavi luogo della jam è più iniziavi a vedere gente con i buggy, ti guardavi sospettoso poi scambi qualche parola e spesso nascevano legami che ti segnavano l’anima.

Andrea Fabellini
L’aver ricevuto per posta direttamente da te Claudio Brignole la prima copia di Aelle in mio possesso nel 1992. La sensazione di fomento quando hai pubblicato le foto dei nostri pezzi (katerkillerz ????). La sensazione di “accomplishment” quando hai pubblicato la mia intervista a Mark Bode a cavallo del millennio. Grazie bro

Simona Trapani
Anni dopo incontrai in artista, disegni fighissimi, stile particolare…”io questo lo conosco” era korvo e riconoscere la sua mano dopo 20 anni mi ha esaltato tantissimo

Claudio Contini
Avevo la passione per l’Hip-Hop e per la scrittura, mi venne naturale scrivere recensioni dei dischi rap e ad un certo punto decisi di stampare tutto e spedire il plico ad AL, così senza pensare. Venni contattato da Paola Zukar e finii per collaborare a qualche numero facendo reportage dei concerti a Roma. Una soddisfazione immensa vedere il mio nome sull’unico magazine italiano che si occupava di Hip-Hop. Storia.

Giuseppe Prisco
Alcuni miei coetanei in quegli anni collezionavano figurine Panini. Io e altri amici compravamo Aelle. Legittime differenze di mentalità.

Pasquale Chionchio
Vabbè semplice: Aelle mi ha cambiato la vita.

Max DjZac Ravanelli
Con mia moglie ci siamo conosciuti sul posto di lavoro. Eravamo solo colleghi e le portai la copia di Aelle con in copertina la donna di Mode2 perché me la ricordava tantissimo. Parliamo del 96/98?…

Nina K Anin
Nel nostro paesello arrivavano copie contatissime e a richiederle erano in pochi. Io e il mio compagno eravamo tra quelli, ma all’epoca non ci conoscevamo. È capitato che a volte ne trovavo solo una e la prendevo subito io. E intanto mi chiedevo “ma chi è che lo prende”. Beh, ce lo siamo raccontati dopo molti anni scoprendo l’arcano, e le copie mai trovate (che aveva preso lui ???? con seguito di bestemmie varie ) per nostra fortuna le conserva ancora tutte. La gioia di sfogliarle mi ha fatto tornare indietro nel tempo.L’amore è anche Aelle.

federicasotrue
In un paesino della Brianza gremito di amici metallari (che comunque ringrazierò sempre), nel 1996, a 16 anni, fuggivo a Milano solo per andare alle Messaggerie Musicali a prendere Vibe e The Source e poi da Timeout in De Amicis a prendere Aelle. Lo so, sacrilegio, ma confesso di aver ritagliato diversi articoli e di averli attaccati sui miei diari di ragazza con gli occhi a forma di Hip Hop. Grazie! ❤️

ottavocolle
Averli praticamente tutti nella vecchia cameretta per poi scoprire che la “solita” mamma li ha buttati per liberare spazio, non ha prezzo. Contento di rivivere quell’epoca storica. ❤️????

lucabersaglia
Abitavo a Faenza, ero il solo ad ascoltare rap (per il mio tredicesimo compleanno avevo chiesto ai miei la cassetta di “De La Soul is Dead”) e andavo a Bologna in treno a comprare “Aelle” perché non è che in Romagna arrivasse sempre. Poi mi segnavo le recensioni dei dischi che volevo, risparmiavo e andavo da Gospel in via irnerio a Comprarli (su importazione a cifre da rapina).

kino911ph
AELLE sempre con me nella mia cameretta , e poi mi hanno seguito nei vari traslochi quando mi sono trasferito a vivere da solo, AELLE conosciuto per caso nel cortile della scuola e poi la ricerca affannata nelle edicole di Piacenza ad ogni uscita

sallybowles__
isolata fra coatti di periferia e musica veramente di merda, Aelle era la mia unica finestra sull’HH per tutti gli anni delle scuole medie! ancora ce li ho tutti, conservati tipo reliquia ❤️

nicola_mastap_casile
nel 2000 chiamai in redazione per inviarvi il mio demo e per chiedere alcunealtre cose riguardo al numero successivo. Voi mi diceste ” il prossimo numero non ci sara’”. E io: “e noi in Calabria, allora, possiamo smettere di fare hip hop!!!”. Poi non abbiamo smesso. Ma abbiamo continuato con qualcosa in meno. In ogni caso ho tutti i numeri conservati, da aprile 1996 all’ultimo.

nicossigeno
La mia prima rivista musicale! Ho ancora tutte le copie, in cantina dai miei genitori. Scoperta in un’edicola in Barona (Milano), attirato dal sottotitolo “Hip Hop magazine”. Era il 1996 e in copertina c’erano gli Articolo 31 che promuovevano “Così com’è”.

lazzarinadir
Per chi come me viveva in provincia AELLE era l unico modo per informarsi, stare al passo e capire qualcosa in più su quella fantastica quanto lontana cultura….Ricordo di aver stressato così tanto il padre edicolante di un mio amico che alla fine per sfinimento mi faceva arrivare il numero, ricordo come se fosse ieri la voracità con qui leggevo ogni numero, bei tempi!!!!

ERMA
Quando in mezzo alla solita musica vieni folgorato dai Public Enemy, dai De La Soul, dai Run DMC…poi cominci a cercare disperatamente qualsiasi cosa che abbia a che fare con l’hip hop. Ed è durissima in un paesino di 2000 anime dove nessuno sa cosa sia la doppia H. Nell’unico giornalaio del paese un giorno trovo il numero 13 di Aelle…dopo qualche numero seguente ero già abbonato, fino all’ultimo numero. E sono ancora tutti lì, nella mia vetrinetta, preziosissimi.

Luca Mich
“Oh sai che dicono che in America l’hiphop lo ascoltano anche nelle radio?”“Ho sentito che in Val di Fassa c’è uno che veste largo e ascolta rap, domani gli telefono.”“Ma è musica sta roba? No perchè a me sembra solo uno che parla su una canzone tutta uguale.”“Ho sentito che a Trento vendono le braghe larghe. Cioè larghe ma della tua taglia, non devi neanche metterti la cintura!”“Mi sono procurato un registratore, dobbiamo rappare dentro questo piccolo buco che dovrebbe essere il microfono, cosi almeno poi ci riascoltiamo la nostra roba no?”“Entrate voi nel locale che io sto qui a sentirmi un po’ di beat, ci vediamo dopo quando andate a casa.”“Oh hai visto su Aelle che c’è una jam a Bolzano sabato? Chiamo il numero dell’organizzatore che ci tenga un pannello ok?”Sono alcune frasi, mantra più che altro, da bboy che nel 96 ascoltavano una musica strana, che si muovevano in una cultura che poi avrebbe influenzato linguaggi, stili, mode, diventando ufficialmente il pop di oggi. Allora era impensabile. Allora, leggevamo tutti Aelle Magazine.

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